Cosa c’è di paragonabile ad un rigo musicale? Un piatto in cui gli ingredienti siano leggibili uno ad uno ed insieme alla forma e ai colori compongano un quadro armonico su cui, scorrendo, l’occhio possa percepire la melodia.
Per Gualtiero Marchesi, creare una ricetta equivale a scrivere in musica, e cucinare ad eseguire una ricetta come una partitura.
I sapori vanno letti e pregustati attraverso lo sguardo, forse addirittura solfeggiati.
Ascoltare il cibo è il paradosso a cui ci obbliga, lasciando intendere che la parte più naturale e materiale dell’esistenza cela voci, contiene accordi e, quindi, apre altre vie allo spirito.
Non è solo un fatto di cultura o di saperi, concetti talmente ribaditi da aver raggiunto l’acme di una nuova piattezza, ma di capacità evocativa, di estro artistico.
Anche portando un boccone alla bocca, mettendo in moto le papille gustative e attivando il processo digestivo, possiamo filosofare, commuoverci, viaggiare, fantasticare o raccoglierci in un benefico silenzio, misurando l’intensità dell’esperienza.
La cucina di Marchesi è fatta per velare e scoprire il quoziente estetico dell’azione più necessaria dopo quella di respirare: nutrirsi.
Questa sensibilità si è arricchita col tempo, segnando fin dall’inizio, una sorta di fatale premessa e di quotidiana presenza.
In casa, suo padre mostrava una fervente passione per l’opera lirica ed il bel canto fu, per così dire, la quinta sonora in cui si svolse la fanciullezza e l’adolescenza di Gualtiero Marchesi.
Eredità divenuta palpabile appena incontrò Antonietta Cassisa, vissuta in una famiglia di talenti musicali.
Ne nacque un doppio amore, sfociato nel matrimonio, per la donna e per la musicista da cui, per tre anni, ricevette con profitto lezioni di piano.
La musica non ha più smesso di fondersi con il lavoro del cuoco e di permeare la vita familiare del maestro attraverso le due figlie e i cinque nipoti che, insieme, formano quasi un’orchestra composta da Simona all’arpa, Guglielmo e Paola al violino, Bartolomeo al violoncello, Michelangelo al flauto traverso, Lucrezia e Clio al pianoforte.
Per raccontare questo legame e fissarlo come in un fotogramma quasi fosse l’eco di un’esecuzione, Paola Marchesi ha disegnato in collaborazione con Villeroy & Boch il piatto segnaposto del Ristorante Teatro Alla Scala Il Marchesino dove due torrenti o sentieri di note attraversano il bianco del piatto, disegnando una parentesi allo stupore.




